GOSSIP GIRL/TWILIGHT - "Glitter" (Blair Waldorf/Edward Cullen)

Titolo: Glitter
Beta: elivi
Fandom: (CROSSOVER) Gossip Girl/Twilight
Personaggi: Blair Waldorf, Edward Cullen [+ Chuck Bass e Bella nominati]
Pairing: Blair/Edward
Rating: R
Parole: 1978 (W)
Warnings: CRACK!FIC, delirio, un po' di Cullen!bashing ma niente di troppo doloroso XD, forse lievi e irrilevanti spoilers per l'inizio di Breaking Dawn.
Disclaimer: niente di tutto questo è mio... solo la follia, quella sì.
Riassunto: Blair non aveva la benché minima idea di cosa ci stesse facendo su quel trashissimo letto dorato...

Note: scritta per il P0rn Fest #3 per il prompt: Gossip Girl/Twilight, Blair Waldorf/Edward Cullen, sbrilluccicoso. La fic è postata QUI su fanfic_italia. Sembra assurdo ma per questi due esiste seriamente una community (blair_ecullz) e decisamente con intenti meno deliranti dei miei XD Quando trovi follie online che sostengono le tue ossessioni *cough*





Glitter;


Blair non aveva la benché minima idea di cosa ci stesse facendo su quel trashissimo letto dorato, ma era assolutamente consapevole del fatto che mai nessuno ci aveva dormito prima di lei: era scomodo e perfettamente composto, il lenzuolo non aveva nemmeno una grinza, neanche per sbaglio!

Non sapeva dire se la cosa la irritasse o confortasse, in ogni caso, mentre osservava il soffitto buio della stanza immersa nell'oscurità, cercò di non farsi prendere troppo dal panico. Aveva un'orrenda sensazione addosso, come se qualcuno la stesse pedinando, seguendo ovunque, fissando morbosamente, raccogliendo i capelli che le erano finiti sulla camicetta gialla mentre camminava - AH!

Cacciò un urlo e un'alta figura che trasudava bellezza - non sapeva perché le venissero da fare considerazioni così dannatamente stupide e inopportune, ma era inevitabile - le si distese di fianco senza fare alcuna pressione sul materasso.

Osservò il nuovo arrivato - era buio, ma riusciva perfettamente a distinguerne i tratti fisici.
Aveva grandi occhi color dell'oro colato (sarà mica stata un'evoluzione o uno stadio finale e mortale della peggior forma di congiuntivite esistente sul pianeta?), labbra rosse come il sangue (era esattamente la stessa tonalità del Rouge Allure che aveva comprato per sé perché piaceva tantissimo a Chuck), capelli di un bronzo rossiccio (ecco, quello non l'aveva veramente mai visto - magari era una nuova nuance? Che shampoo colorante aveva usato? E soprattutto, dove l'aveva trovato? Pensò che avrebbe chiesto a Dorota di lanciare una spedizione di ricerca non appena si fosse liberata di quell'assurda incombenza), la pelle fredda e luccicante come uno... uno Swarosky - nel migliore dei casi - o una cera di Madame Tussaud's - nel peggiore.

Quali che fossero le intenzioni del tipo, Blair non sembrava minimamente scossa: era lì per compiere una missione, e se ne sarebbe andata solo quando l'avrebbe portata a termine: quando si metteva una cosa in testa, niente e nessuno l'avrebbero fatta desistere, men che meno un cadaverino sexy disteso accanto a lei.

Sorrideva sghembo, forse sfarfallava le ciglia. Cos'aveva da sorridere? E perché continuava a fissarla con l'aria da maniaco romantico? (Ammesso che i maniaci romantici esistessero, certo.)
"Ti amo, Bella," le disse lui, passandole una mano gelida sul viso.

Blair rabbrividì: c'erano così tante cose sbagliate in quella frase che una crisi isterica era sicuramente all'orizzonte, pronta ad abbattersi sul vampiro coi denti spuntati.
Prima di tutto "Bella" poteva anche andare a dirlo a sua sorella, non di certo a lei; secondo come poteva amarla se si erano appena conosciuti?; e terzo, doveva avere seri problemi di circolazione per essere così gelido... magari frigido. La cosa non si prospettava allettante in nessun caso.

"Ma se non sai neanche chi sono?" Si decise ad intervenire lei, con aria compita.
"Non fa niente," insistette, "sei la mia vita. Non varrebbe la pena viverla senza di te."

Doveva essere depresso... gravemente depresso o magari soltanto ubriaco. Blair non lo sapeva. Quel che c'era di peggio, era che non sapeva ancora quale fosse il suo obbiettivo in quella stanza oscura: uccidere il vampiro? Piantargli un paletto in fronte? Fargli una manicure/pedicure come si deve oppure semplicemente...

Mentre l'osservava si rese conto di ciò che doveva fare. Il mondo l'avrebbe ringraziata e acclamata come colei che aveva fugato ogni dubbio al genere umano, l'unica e sola donna sulla terra che avrebbe potuto svelare il mistero che assilla ogni essere di sesso femminile dagli zero ai centocinquant'anni: come fa sesso Edward Cullen?

Si sentì improvvisamente motivata, e prese l'iniziativa, finendo per metterglisi cavalcioni addosso.

Edward, per tutta risposta, incurvò le labbra scarlatte, ma non disse niente.
Blair si mosse solo un poco, e già le sembrava di star stuprando un blocco di marmo.
Gli lanciò un'occhiata perplessa, perché continuava a non darle segni di vita particolarmente convincenti.

"Non sento i tuoi pensieri," commentò di punto in bianco, più interessato a quello che alle cosce della ragazza strette attorno ai suoi fianchi.
"Bè... meglio, no?" Sì, meglio, o avrebbe avuto una crisi depressiva se avesse potuto sentire tutte le cretinate che stava pensando mentre gli stava sopra.
"Perché non sento niente?"
"Perché sì e basta."
"Allora va bene."

Se non altro era uno facile da convincere - se la cosa l'avrebbe potuta infastidire altrove, la rallegrò parecchio in quell'istante: non aveva assolutamente tempo da perdere.

Prese a sbottonargli la camicia e Edward pareva sempre meno interessato: sembrava si stesse concentrando per non vomitarle in faccia. Blair non si scompose più di tanto, sapeva che quando Edward Cullen era sul punto di dare di stomaco o di correre al cesso, era perché era eccitato. Dopotutto, ognuno manifesta la sua eccitazione in modi diversi, e se la sua non era esattamente piacevole da vedere, pace! Sarebbe comunque andata avanti con la sua missione.

Gli aprì la camicia e fu investita da un balenio sbrilluccicante che l'acciecò senza alcun preavviso. Richiuse in fretta e furia i lembi di stoffa pregiatissima (com'è che un vampiro disoccupato indossava Armani?), sgranando gli occhi. Vedeva macchie di colore ovunque, sulla faccia impassibile di Edward, sulle pareti nere, sul letto dorato.

Blair realizzò improvvisamente che, il vampiro, sembrava una statua, e le statue - lo sanno tutti - ce l'hanno piccolo.

Eccolo, il problema: Edward Cullen era microdotato (però alla luce del sole brillava!).
Si fece sempre più curiosa e prese a sbottonargli i pantaloni, tanto era sicura che non le avrebbe dato neanche un segno di vita, né lui, né qualsiasi altra parte del suo corpo perfettissimo e marmoreo.

Insinuò una mano al di là della stoffa del suo intimo, e desiderò ardentemente di essersi portata dietro i guanti - qualsiasi cosa ci fosse là sotto, era congelata e le stava intrizzendo tutte le dita.

E poi... fu un attimo, si ritrovò ribaltata sul letto con una forza inaudita, e adesso era lui a stare sopra, tentando di non gravarle addosso con tutto il suo meravigliosissimo peso statuario.

"Prima sposami," le sussurrò avvenente.

Blair fece una smorfia assurda - farselo per il bene dalla scienza, okay, ma sposarselo? Neanche per idea. Cercò di trovare qualcosa di convincente da dire, ma la soluzione era una sola.

"Siamo già sposati," dichiarò solennemente, mostrandogli l'anulare inanellato con aria soddisfatta.

Non sapeva chi ce l'avesse messo lì, quell'anello, ma le stava andando piuttosto bene, quindi perché fermarsi? La fortuna stava spudoratamente aiutando la sua audacia.

"Sei la mia unica ragione di vita," mormorò lui, tormentatissimo.
"L'hai... già detto," gli fece presente lei.
"Ti amo," aggiunse.
"Hai già detto anche questo."
"Vado ad ammazzarmi dai Volturi se tu non esisti."
"Davvero? Quasi, quasi..."
"Oh, Bella -"
"Non mi chiamo Bella!"
"Bella, mio dolce, bellissima Bella che mi hai rubato il cuore, tu sol -"
"Senti, tesoro, possiamo concludere questa faccenda così ce ne torniamo tutti a dormire?" Tagliò bruscamente corto, stizzita. Se c'era una cosa che non poteva proprio soffrire era essere chiamata col nome di un'altra nel bel mezzo di sesso e affini (anche se ce ne voleva di buona volontà per chiamare qualsiasi cosa stessero facendo 'sesso e affini'). Soprattutto quando il nome della tipa in questione suonava così dannatamente ebete.

L'intimo di Blair (che era più costoso di tutto quello che Edward stava indossando) sparì nel niente, e lui le si sistemò sopra continuando a guardarla come se fosse stata sul punto di morire (o vomitare, certo).

"Sei sicura?"
"Sì... ?" Azzardò lei, poco convinta dall'espressione sofferente di lui. "Sei sicuro di non dover andare in bagno?"
"Oh, amore mio, B -"
"Okay, non devi andare in bagno."

Qualcosa di gelido e rigido le risaliva su per le gambe: adesso era lei ad avere una paura assurda. Cos'era?

Fece una smorfia allucinata, e poi provò una sensazione che era sicura di aver sperimentato un paio di volte prima d'allora: si sentì dal ginecologo, per una delle doverose visite di controllo che faceva con scadenza regolare. Era dentro di lei, ed era freddo, scomodo e imbarazzante.

Edward prese a muoversi con una foga inquietante, ma Blair era immobile sotto di lui, tutta presa ad osservarlo con aria assolutamente sconvolta: sembrava in preda ad una crisi epilettica, e nonostante il letto si stesse muovendo con una violenza sconvolgente, lei non sentiva assolutamente niente; anzi, se non ci fosse stato quel coso gelido a ricordarle che lui era, di fatto, dentro di lei, avrebbe avuto seri problemi a capire che diavolo stesse combinando.

La vastità di smorfie che riusciva a fare, mentre continuava a fare su e giù come un matto, era veramente ammirabile, Blair doveva proprio ammetterlo.

Sarebbe rimasta ore ed ore ad osservarlo agitarsi senza alcun risultato, ma poi la camicia - ancora sbottonata - si riaprì di botto, acciecandola di brutto.

Cacciò un urlo che Edward non parve sentire o prendere in considerazione (gliel'aveva detto che sarebbe stato pericoloso, dopotutto) e continuò a muoversi sopra e dentro di lei con un tale fervore da arrivare a sbattere ripetutamente la testa alla testiera del letto, che iniziò ad incassarsi con un gran tramestio nel muro retrostante.

Era troppo: Blair aveva seriamente paura. Si teneva le mani premute sugli occhi, cercando di fuggire al folle baluginio che prorompeva da ogni singolo poro pietrificato di Edward, spargendosi ovunque, infrangendosi e rifrangendosi su qualsiasi superficie andassero ad incontrare: sembravano in discoteca.

Iniziò a sbranare i cuscini - senza smettere di muoversi - li mordeva e distruggeva e le piume finivano ovunque, schizzando in ogni direzione.

Il letto cigolava e tremava, e il busto del vampiro le strusciava addosso insistentemente, togliendole il respiro e via via sempre più calore.

La testiera del letto andò in mille pezzi, e Edward grugnì elegantemente, prima di ributtarsi indietro con un tonfo sordo, in una cascata di piume d'oca (pregiatissime) che non si esaurì fino a qualche minuto dopo.

Blair era sconvolta: pietrificata nella stessa posizione, adesso non sentiva che un buon profumo di violetta e ortensia. Capì che doveva essere roba di Edward, quella, e agghiacciò al pensiero che, qualsiasi cosa emettesse da lì, profumasse di fiori e primavera.
La cosa la nauseò potentemente. Sperò con tutto il cuore che fosse finità lì, ma poi Edward le si avvicinò.

"Ti ho fatto male, amore mio?" Le chiese, serissimo e sognante allo stesso tempo.
"No...," biascicò lei, sperando ardentemente che non le chiedesse il bis, "non ho sentito niente."

Infatti no, non aveva proprio sentito un bel niente, né dolore, né qualsiasi altra cosa. Solo fastidio e freddo, il che non bastava a far rientrare la cosa nelle esperienze positive o mediamente piacevoli, figuriamoci in quelle orgasmiche.

Solo allora si rese conto di alcune macchie viola che le ricoprivano le braccia e le gambe.
Inorridì : l'aveva riempita di lividi! Ovunque! Tutto questo casino per un orgasmo fantasma.
Era sul punto di sclerare rabbiosamente, ma poi si rese conto che le macchie erano anche sui suoi vestiti: colore mischiato a brillantini.

Colore mischiato a brillantini?

Inarcò un sopracciglio, senza capirci un bel niente, e solo allora - una breve occhiata al suo petto liscio, scolpito, perfetto, enorme, eccetera eccetera - notò gli sbafi di colore su tutti i suoi addominali che prima c'erano, ma adesso non più. Pochi erano sopravvissuti alla foga amatoria di Edward Cullen.

Aveva gli addominali disegnati, ed era cosparso di glitter per il corpo, questa era la drammatica verità.

Era abbastanza! Blair si rimise rapidamente a sedere, scattando in avanti come una molla.
Il movimento sembrò essere un po' troppo brusco per il letto che soffriva e cigolava sotto di loro, e per tutta risposta si spaccò in due, proprio a metà, cedendo sulle zampe di ferro battuto con un botto assordante.

*

Blair riaprì di scatto gli occhi, il rumore l'aveva svegliata. L'abat-jour sul comodino era ancora accesa e il silenzioso respiro di Chuck, accanto a lei, le dette il benvenuto a casa.
Sospirò piena di sollievo, passandosi una mano sul viso assonnato: era stato solo un sogno.
Solo un sogno, si disse.

Si sporse giù dal letto: Breaking Dawn era caduto a terra con un gran fracasso, probabilmente sfuggitole di mano mentre leggeva le avvincenti avventure erotiche di Edward e Bella.

Rabbrividì solo al pensiero e si affrettò a spengere la luce.

Solo quando si fu accertata che i fianchi, la schiena, i non-addominali e qualsiasi altra parte del corpo di Chuck fossero umani fino a prova contraria, decise che si sarebbe concessa qualche altra ora di sonno.